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sabato 2 febbraio 2013

Review from SentireAscoltare

Mentre una parte sempre più consistente dell’underground (italiano ma non solo) sembra perdersi in sterili polemiche sul crowdfunding o sulla integrità da diy – noi, non c’è bisogno di dirlo, parteggiamo per la seconda – c’è sempre più gente che si sbatte in silenzio per far circolare la propria musica. La romana Geograph, giovane label gestita in solitaria da Antonio aka Grip Casino, sarebbe facilmente inseribile nel calderone onnicomprensivo del borgata boredom per frequentazioni e stortume. Ma i suoi confini, geographici e non, ci dicono di una entusiastica ricerca di “campioncini” off che spaziano con nonchalance tra deliri e deliqui, tra noise e sporcizia, rimanendo però sempre sintonizzati sulla forma canzone.
In un catalogo che si va facendo sempre più corposo, le ultime uscite sono Calcutta e Kawamura Gun, ennesime perle di un rosario di stramberie made in Grip Casino, Eva Won, Harmony Molina e Trapcustic. Forse, primo passo per il solo-act from Latina Calcutta, è un disco di quelli che difficilmente passerà inosservato e altrettanto difficilmente si toglierà dalla testa di chi avrà la fortuna di ascoltarlo. Un lavoro denso di sfattume oppiaceo e “deurbanizzato” applicato al folk deviante virato 60s, tropicàlia, tradizione popolare, cantautorato “colto” italiano anni 70 che ci fa venire in mente delinquenziali fusioni alla Bugo intimista meets Sic Alps e che mangia in testa a tutte le Luci del mondo. E lo fa a forza di ragazze incontrate a Pomezia, amori all’odor di Arbre Magique, amori finiti a Cisterna, sarcasmo surreale e (dis)ordinaria follia. Genialità e disagio da Latina. Applausi a scena aperta.
Da ancora più lontano arriva Kawamura Gun, ragazzone nippo trasferito da tempo a Roma, zona Pigneto ovvio, e ben calato nella surrealtà di zona se intitola Brutiful il suo esordio. Siamo sempre dalle parti della forma canzone latamente folk o rock, ma Gun ci mette quell’esotismo che spesso fa rima con weird quando si coniuga in giapponese. Il cantato in lingua madre suggestiona, certo, ma è il senso generale degli arrangiamenti decisamente bizzarri che tracimano la follia di qua e di là degli oceani a farsi notare tra gusto folkish stars&stripes e schizofrenie nippo, tradizioni infrante a più non posso, melodie fanciullesche e exotica sixties alla Pizzicato Five de noantri.

                                                                                             Stefano Pifferi

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